“Violenze sessuali, molestie e abusi nelle redazioni dei media italiani”, pubblicata da IrpiMedia racconta una realtà spesso ignorata ma purtroppo concreta. Partendo da molestie verbali arrivando a vere e proprie violenze sessuali, sono tante le storie di giornaliste abusate nel luogo di lavoro. Per realizzare questo lavoro, le autrici hanno intervistato cento giornaliste italiane, sia assunte sia freelance, impegnate in diversi ambiti dell’informazione: giornali cartacei e online, agenzie di stampa, radio e televisioni. Tutte le intervistate hanno raccontato di aver subito, nel corso della loro carriera, molestie sessuali, ricatti, discriminazioni o violenze.
“Sono stata stuprata dall’editore della redazione per cui lavoravo”. Adele – nome di fantasia – aveva trent’anni quando è stata aggredita nel luogo in cui lavorava, nell’ufficio dell’uomo che dirigeva la testata per cui scriveva. Adele prova inizialmente a respingerlo, ma poi si immobilizza per la paura di essere picchiata. La violenza dura circa venti minuti. Quando riesce a uscire dall’edificio e si ritrova in strada, scoppia a piangere. Si dirige verso la stazione e, in quel momento di disperazione, pensa perfino di buttarsi sui binari.
L’inchiesta mostra che il momento più vulnerabile della carriera è l’inizio. Molte delle molestie raccontate avvengono quando le giornaliste hanno tra i venticinque e i trentaquattro anni, mentre una parte significativa riguarda anche la fascia tra i diciotto e i ventiquattro anni, spesso cominciando proprio tra i corridoi delle scuole di giornalismo.










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